Hybrid Theory
Mary = Mangi mangi, ma resti sempre sottile! Ma come fai?
Raf = (indicandomi) Lei sostiene che l'unica spiegazione plausibile sia che faccio cacca quanto e come gli yak !
Io = 
Sindrome da Supposta Deficienza Acquisita
- No, tu non toccarlo.
- Ferma Pa’, che lo rompi.
- Lascia stare, faccio io. Che è meglio.
- Resta qui, va tua sorella.
- Ma ti pare che ti danno retta.
Anni ed anni di meticoloso e pervicace smantellamento dell’ego hanno portato soddisfacenti risultati, con escalation di traguardi tra lo scientifico, lo psicologico e lo scaramantico.
E quindi è normale che le cose mi si sfascino in mano, lapalissiano che le relazioni di qualsivoglia natura volgano al termine, pressoché scontato che gli sprazzi di sereno abbiano la durata di un rutto.
Accade una cosa positiva (botte di culo, taglia 40, persone, cose, nomi, città)?!
Resta seduta, che il Cosmo ha toppato e presto verrà a porre rimedio alla svista.
Un periodo di placida routine?
L’inculata a secco con preventiva panatura nella sabbia bollente è dietro l’angolo.
Assimilato il concetto di immeritevolezza, si va avanti di spot in spot, considerando zone franche quei periodi in cui il soffitto di casa rimane al proprio posto, le persone d’intorno mantengono più o meno la stessa collocazione e la salute nella media di una sana cirrotica di 64 anni.
Poi, reset.
Ma senza rivolta degli schiavi.
Una volta una infilata di touch down, un’altra un riconoscimento professionale, un’altra ancora una lasagna da mille e una notte; una sera tieni banco in un dibattito, educata e convincente, poi ti trovi polo consigliere e consolatorio di donne sparate nel mondo con ancora in mano il cestinello della merenda.
Dai e dai, la giostra cambia verso.
E’ stato un filino meno drammatico dello svegliarmi scoprendo che mi è spuntato il pisello ed un gradino più devastante, emozionalmente parlando, sempre, del trovare le fettine panate la mattina al bar piuttosto che i cornetti.
Niente abbattimento delle convinzioni a suon di terapie.
Solo non ti riconosci più così spesso in quella calzamaglia da inetta con la quale hai danzato fino adesso.
O meglio, non così costantemente.
Solo a volte. Umana disattenzione. Naturale assenza di sintonia.
Tipo, inciampi.
Che poi ti maledici e pensi “E guarda dove metti i piedi, cogliona!”, mentre ti rialzi a spolverarti le ginocchia.
Che poi ti volti e vedi che era proprio un bellissimo sasso, quello che ti ha fatto capitolare.
Uno dei tanti, appunto. Tanti. Ma sassi.
Capita, attualmente, che dal telefono o dal computer della sottoscritta partano sms, mails, lettere, pergamene, con catastrofici, grotteschi, plateali sfondoni grammaticali e/o di digitazione.
Il 35% della colpa va alla vanità, la quale passa le serate a nascondermi gli occhiali.
Il restante 115% è disortografia da ansia. Che esiste. E che io ho.
Le parole che non ti ho detto
(e ciò che attualmente è difficile estorcermi).
Oggi se l’è preso qualcun altro.
Ma sfido chiunque a mantenere la bocca cucita
sotto la minaccia di un uncino…
Io soffro il tuo carisma!
[Rannicchiati prono, Paco: ora ti dirò un altro segreto!]
Ti spiego un fatto: se ti concedo – per ragioni che spesso, ti assicuro, restano ignote a me per prima – delle confidenze sulla mia vita, non significa che ti sto elargendo l’autorizzazione per sparare a zero su qualità, scelte, comportamenti o risoluzioni.
Spiego meglio: se ti invito ad entrare con me in camerino per mostrarti come mi calzano i jeans, non vuol dire che sei libero di prendermi a spintoni fino a schienarmi al suolo per poi cagarmi in petto.
Paco: Io sono vivo!
Chico: No, Paco, no. I morti non tornano!
Paco: E quando sarei morto?
Chico: Vent' anni fa, su una mongolfiera, ricordi?
Paco: Non sono mai stato su una mongolfiera!
Chico: (schiaffo) Ci stesti!
Semi stasi della blogger presentente la stagione vivibile…
Nella diapositiva: la blogger si interroga se sia più sano scarpinare fino al bar in cerca del Croccante Revival al cioccolato o attendere pazientemente le mosse del vicino di pareo il quale, visibilmente in ansia per il suo colorito non propriamente vacanziero, in un eccesso di cristianesimo potrebbe soccorrerla con viveri a + 4°, o perlomeno levarle l'insostenibile tarlo e decidersi a presentarsi come checca storica del lido.
Mi trovi buffa? ...Buffa come?
...Ti diverto? ...Ti faccio ridere?
Ma non vi faccio nemmeno un po' pena...?!


That’s what friends are for
Sms Ali = Sono entrati con il mio nick su msg! Se ieri o domenica o sabato hai parlato con me… non ero io!
Sms Pillow = Ah, ecco. Avevo subodorato.
Sms Ali = Perché? Che t'ha detto? Qualcosa di eccessivamente alieno?
Sms Pillow = No. Eri eccessivamente troppo poco stronzo.
Sincronizzate gli orologi!
E’ appena cominciato il countdown in attesa della seconda telefonata dell’anno da parte di mia madre, poiché è attualmente in corso di svolgimento una delle due circostanze in cui tale chiamata in entrata si verifica.
Telefonata, tra l’altro, enormemente interessante per antropologi, edipici
ed appassionati di pantomima partenopea.
Mamma = Uelà!
Pillow = Ciao bella.
Mamma = Come va?
Pillow = Prosegue. Tu?
Mamma = Bene.
Pillow = …
Mamma = …
Pillow = …
Mamma = Sei andata a votare, sìììì?!?!
Pillow = Certo.
Mamma = …*
Pillow = …
Mamma = Va be’, vado che c’ho la roba sul fuoco...
Pillow = Bizzarro, sei ai fornelli! Ciao, ma’!
Mamma = Fatti sentire! Cia’ cia’.
* affascinante, puntualissima sospensione che lascia decantare, nella genitrice, l’aspettativa di una confessione sul voto espresso.
And special thanks to…
...chi, al di là degli imperativi che così congeniali le sono, riesce maternamente a scavalcare i miei silenzi cementati, ed ad intuire quanto possa farmi piacere e bene rimettermi ai fornelli per qualcuno, pur se per scodellare una delle mie peggiori carbonare (a te, quindi, sista, e a gran parte delle creature di cui riesci a circondarti: quelle che sanno ascoltare anche le pietre, figurati le persone murate in loro stesse!, quelle che illuminano una stanza con un sorriso mentre arrossiscono col telefono in mano, quelle che hanno la stessa espressione ed effetto dei girasoli che regalano).
...chi tutte le sante mattine che Cristo mette in terra e quella zoccola di Alice non imbizzarrisce, mi manda il buongiorno via msn, così come mai dimentica il bacio della buona serata. Grazie, a lui ed alla di lui compagna, che di sicuro ignora quanto è bella ma presto saprà quanto mi ha ricordato che si possono difendere tenacemente le proprie idee senza smarrire la propria femminilità.
...chi, per pietà o colleganza, così bene sopperisce quando chiudo le paratie della ratio, intasco le Marlboro e parto per quattro giri di isolato al fine di smaltire l’odore di merda forense…
...chi, quando mi siedo imbronciata sullo sgabello della pausa, mi porta in automatico il succo di pompelmo senza zucchero.
...ad ogni singolo link qui accanto. Ed ancora auguri, vegliardo’s: partecipare ai tuoi festeggiamenti oggi mi ha fatto bene come può far bene verificare che siamo nati nel decennio più stiloso e perfetto in assoluto. Giusto i 60’s ci fregano. Ma non ne sono nemmeno tanto sicura.
Nell’ennesima giornata senza me, non potevo non rivolgere un pensiero commosso e grato a tutti coloro che, perché ci sono stati o perché hanno occupato parte della mia attenzione e del mio tempo, hanno dato una forma all’ectoplasma che attualmente funge da mia controfigura.
Laugh is my champagne
Per caso. Ed in pieno dormiveglia.
Ma...Lui.
Lui.
Un uomo nel quale mi auguro non inciampare mai.
Perché lo trascinerei all'altare per i capelli (lunghi. Lunghi!) nelle 24 ore successive.
Così.
Subito.
Senza nemmeno preoccuparmi di scoprire se è un necrofilo praticante, se è specializzato nel lancio del gatto dai ponti del raccordo, o se ha il pisello a turbinellidae fossile.
Update: opponesse, anycase, una resistenza particolarmente eccessiva rispetto alle mie effettive doti persuasive, potrei sempre optare per le vie della gola...
Difficilmente ho sentito rifiutare qualcosa, nel delirio di gastroenterologia...
What Ever Happened to Baby Jane?
[Well. I would like to tell ya. But I really don't know]
Contrappasso
Va bene che l’ultimo decennio si è dimostrato a dir poco floridissimo e generoso, che non bastavano il quintuplo delle settimane di ogni anno per dar retta a tutti ed anzi la mole immane di lingerie nei cassettoni doveva essere catalogata a fini di ciclicità…
Va bene vegetare nel limbo della vedovanza bianca, mantenere la dignità personale, accarezzare i dolori ed accrescere l’autostima a suon di “non mi serve niente da nessuno”…
Va bene che la maturità alimenta canoni di selezione ed esigenza tali da venir rispettati in qualunque circostanza, ovvero pur se affumicati dall’ebbrezza…
Ma, insomma, vorrei anche un po’ ricominciare a darla, ecco.
Poi dicono dei lunedì…
Fla = Ma stai benissimo!!!!
Pillow = Dici? Sospetto invece che la parruccara sia convita io le abbia trucidato la cucciolata...
Te lo saresti mai creduto?
Stupore sommo tra i fans di Michael Stipe i quali, aprendo l’uovo, oltre al portachiavi di peltro, hanno trovato una sconvolgente, sorprendente, inaspettata dichiarazione da parte del vocalist dei R.E.M.:
“Sono omosessuale”.
Caspita.
Wow!
E’ un po’ come se Ozzy Osbourne, durante la sua performance per la consegna del Grammy Award, acchiappasse il microfono e rivelasse, tra un rutto e una toccatina di maroni:
“Be’ sì… E’ capitato che mi sia fumato qualche spinello”.
Incipit:
Siete contenti, rompicoglioni?
Easter chickens
Quelle che
non si stancano mai di ascoltare lo sciabordio dei lavacri della coscienza altrui.
Quelle che
“voglio vedere come si comporta”, e perdono il giro perché qualcuna è stata più lesta di loro nel chiudere le cosce.
Quelle che
sono uno spettacolo, ma non comprano il biglietto per andarsi ad ammirare.
Quelle che
se parli mi incanto. Ma se ti apri, piango.
Quelle che
come ti metti, ti metti. Tanto non è il tuo turno.
Quelle che
hanno l’anima ripiena come cuneesi, e la farcitura è tale che spesso rischiano di soffocare.
Quelle che
fanno bene a prenderli per il culo.
Quelle che
Brucia. Masticazzi. Poi passa.
Quelle che
ogni giorno uno diverso.
Quelle che
vendono l’aria fritta nei propositi.
E chi vuol bene sente la puzza d’unto, ma compra uguale.
Quelle che
può solo andar meglio, no?!
Quelle che
da A a B, o da B a C, o da H a Z, è sempre un viottolo himalayano.
Senza sherpa.
Quelle che
prenderebbero il treno pure adesso.
Quelle che
se ne è andato. Ma ti rendi conto?
Quelle che
il giorno dopo si pentono.
Quelle che
da oggi in poi, basta.
Gallinelle tutte, che il vostro uovo di cioccolato risulti vuoto.
Vi sia risparmiata almeno la delusione della sorpresa.
Le ragazze di Roma, quando bevono, diventano sguaiatamente serie, e se ne pentono.
Le ragazze di Roma, mentre bevono, lottano con la scollatura scomposta ed una lacrima in bilico.
Le ragazze di Roma, se bevono, dimenticano le cose che le hanno fatte ridere e ricordano cose che le fanno vergognare.
Le ragazze di Roma, bevono, e sono madri e idiote, sono messaline e militari, sono chiare e confuse.
Le ragazze di Roma, bevono, e ancora bevono, e dopo inciampano nei sampietrini ed in troppe parole, pagando in tacchi e raucedine il medesimo errore.
Le ragazze di Roma, per quanto bevono, prendono l’aspetto di puttane tenere a cui nessuno alzerà la gonna.
Le ragazze di Roma bevono l’ultimo quando lo schermo diventa blu e i tordi fuori vociano egoisti.
Bevono, e si condannano al mal di testa ed al bruciore.
Bevono, maledicendosi al mattino quando il pennello fatica ad imbellettare le occhiaie ed il peccato.
Bevono per perdonarsi quella pubblicità volgare alle loro richieste di abbracci.
Bevono ed hanno la scusa per baciarsi da sole in ascensore, poco prima di cominciare a desiderare di dormire.
Subito.
Appena il tempo di una prece ipocrita.
Sotto l’altare dell’ibuprofene.
Valore aggiunto
Nelle mattine dedicate alle faccende da svolgere nello squallidissimo Ufficio del Registro, ne approfitto per rinnovare il rito della colazione presso un barettino dal quale, visto da fuori – ma pure da dentro – verrebbe istintivo girare a largo al fine di evitare scariche feroci di ebola financo approcci sessuali da parte di vibrioni attempati, ma che invece mi accoglie ogni volta con la fragranza stordente della sua immensa gamma di cornetti, la musica di 102.7, la sfilata di liquori mignon che mi appassionano ed ipnotizzano sempre, la luce del sole che filtra in maniera perfetta dai vetri, specialmente in questi mesi, ma soprattutto, ancora prima del resto, è che lì, quando chiedo
“Che gentilmente me lo macchia freddo?”
mi viene risposto dal sorridente pischello dietro al bancone
“Volentieri!”.
So che è un concetto poetico, questo della cortesia che edulcora il caffè, e che andrebbe ampliato ed adornato.
Ma occorrerebbero uno scatafascio di parole.
Che oggi non ho.
L’eccesso di sale in certe giornate si stempera solo grazie alla fede.
(post blasfemo. ma anche dichiarare questo come un paese civile lo è. quindi, potevo pure sproloquiare sui 177 simboli depositati. oppure soffermarmi sull’aggiornamento Istat del mio affitto.
Il rimedio è il medesimo: l’abnegazione).
1. Non avrai altro dio fuori di me
Immagino il precetto si estenda anche a Tezenis, Bottega Verde, cornetti integrali con il miele, Guns e felpa degli All Blacks. Vedrai se non è così….
2. Non nominare il nome di dio invano
Non è mai invano. C’ho sempre un buon motivo.
Spesso più d’uno. Si apprezzasse l’accorpamento.
3. Ricordati di santificare le feste.
E infatti. Smadonno pure nei uichend.
4. Onora il padre e la madre
…..questa religione è un senso unico perpetuo…..
5. Non uccidere.
No. Sono molto migliorata, alla guida.
Questo mese zero piccioni lasciati sull'asfalto.
6. Non commettere atti impuri.
Impossibile. Devo ancora finire di pagare la moto.
7. Non rubare.
Difficile, considerato l’ambiente lavorativo.
Come si chiamava l’antagonista di Robin Hood?
8. Non dire falsa testimonianza.
Mento solo a me stessa. E nemmeno troppo bene.
(Es. la mattina, a piedi nudi davanti all'ago: vabbe’ ma aspetto il ciclo, vabbe’ ma ieri non portavo la canottiera, vabbe’ ma ancora non mi sono soffiata il naso, ecc.)
9. Non desiderare la donna d'altri.
Magna tranquillo. So’ tempacci, ma definiti (cioè, è vero pure che nessuno è mai al sicuro, ma insomma….).
10. Non desiderare la roba d'altri.
Di altri in che senso? Quel “roba” custodisce significati reconditi tali da rendere questo comandamento un inno alla disintossicazione coatta? O fa testo anche il borsone w.e. della Benetton?
Disappointment
Era sdraiata a pancia in sotto, sul suo letto, il giorno del suo ventunesimo compleanno, Dolores O’ Riordan.
Come me, adesso.
Restava lì, mentre al piano di sotto i suoi amici irlandesi la festeggiavano a cola, guinness e porcate allo strutto.
Lì.
La faccia spigolosa verso la finestra piena di cielo, sicuramente plumbeo, e piangeva un po’.
Come me, adesso.
Solo che lei, in quel frangente, componeva “Twenty one”, ballata tristerrima che, una volta costituiti The Cranberries, avrebbe inserito in No need to argue, album della madonna dal quale per ben due distinte volte ho cancellato le tracce a furia di straziarlo con il lettore, e che le avrebbe fruttato un grande bel gruzzolo di spiccioli.
Io invece contribuisco ad intasare di puttanate la rete a colpi di arial, attraverso il mio personale secchio per la bile, e tutto ciò che mi resterà addosso, dopo, è un cospicuo quantitativo di tabacco triturato.
E’ che è una scocciatura senza tregua, essere me.
Personaggino spettacolare, mi dissero un bel po’ di chilometri fa.
E poi benedizione, e poi guaio, e poi tentazione, e poi stronza e poi bestia, e poi meraviglia.
E ancora goccia cinese, boccata d’aria, problema, stella, pensiero fisso, anima mia.
E camionista, e dama, e migliore amico (eh. amico. con la “o”), e bella storia.
Non le ho mai contate veramente tutte, le targhette appiccicate a questa pellaccia pallida.
Forse dovrei.
Elencarle, intendo.
Aiuterebbe a tenere in piedi il ricordo di quanto la stanchezza distratta, propria ed altrui, fa inciampare, ed apporta danni, sì, ma determinati nel tempo.
Tanto quanto i benefici di un sorriso.
Enunciarle.
E verificare da quali sono parzialmente guarita.
Ripetermele.
E con fare ironico sbattermene il cazzo, magari.
Farle scorrere.
E tenere a mente che non tutti i momenti sono come questo.
E far tornare essere me, all inclusive, a sembrarmi soprattutto un privilegio.
Oltre le immagini e le parole, passando sui significati, stringendo nei pugni i ricordi, no regrets, e soffochiamo questo magone.
Facendolo esplodere.
Stasera, per Pillow, solo un abbraccio.
Così…..
Se a fare outing è un maestro, non posso non emularlo, o quantomeno tentare di.
Se poi mi ci tira dentro per la collottola, mi piego giocoforza pure ad una categoria di castighi detestabile come è quella delle catene.
Detto ciò, cedo sette perle del mio cilicio segreto.
Non per altro perché so che il succitato maestro che frequenta tipi poco raccomandabili…..
Orsù, quindi: smutandiamoci!
Ora immagino dovrei passarla a qualcheduno. Ma per far ciò dovrei prima capire chi mi rivolge ancora la parola.
Rhum&Cola e il Panda punk
Si può ballare fino alla disidratazione al concerto dei Cure?
Sì, si può. Fermo restando che io e Cocco balleremmo anche con il sottofondo degli annunci d’offerte al supermercato, tutto il pubblico semipagante dell’acusticamente orrido palalottomatica (77 dice che è il baccalà, sapevatelo! E spiegatevi come mai perdete sempre a tombola, voialtri che segnate 77 quando nonno chiama “le gambe delle donne”) era in piedi a sudarsi via le note di Robert Smith e compagni.
Robert, dalle movenze tenere come quelle di un orso del circo russo.
Robert, gonfio Robert, dagli occhi bistrati che non smettono mai di fissare la tastiera della chitarra come quelli di un alunno alla terza lezione di arpeggio.
Robert, dolce Robert, inconfondibile e potente, come in tutto l’ultimo trentennio.
Robert, mi sono chiesta seria se non ami piuttosto vestirti di bianco come i santoni, adori passarti la piastra per i capelli e ti ammazzi di lampade UVA, ed è per rispetto al tuo, al vostro pubblico, che mantieni il tuo aspetto punk, dark, emofiliaco, retrò, gotico.
Robert che dopo tre ore e un quarto di concerto senza riserve, hai fatto passare la notte in bianco a Cocco, divorata da un giusto interrogativo, Mr. Smith: ti sei sottoposto alla somministrazione sperimentale di quale succedaneo della cocaina?
Robert, gentleman, che ti sei ben guardato dal deludere la deliziosa colonia gay alle mie spalle, regalando Boys don’t cry prima del gran finale.
Ci voleva, ci stava bene, ci siamo fatti un bel regalo.
Noi con la maglietta nera sugli spalti, e voi alla faccia dei cinquanta sulla patente.
L’unica stecca è appartenuta ad un dietro le quinte.
Il mio, appunto.
Giuliano Sangiorgi seduto dietro, Muccino Jr. poco più a sinistra.
Dilaniata dal dubbio verso chi allungare per primo con un montante, ho peccato d’inerzia.
Il primo si dilegua dopo uno scambio di promesse d’amore con una Cocco estasiata, il secondo lo aggancio in pausa sigaretta.
Approccio da fan, intenzioni da serial killer.
Fuga.
Pazienza.
Lo star system agirà al posto mio.
S. M. = Bellezza! Magari tutte le mattine trovarti dietro la porta!
Cervello di Pillow = Ti ha scambiato per un cartone di latte a Bel Air?!
Pillow = Io stavo valutando il pessimo lavoro della logopedista.
Alla terza sillaba mi ha sputato in un occhio.
I don't care if Monday's blue
Tuesday's grey and Wednesday too
Thursday I don't care about you
It's Friday I'm in love
Monday you can fall apart
Tuesday Wednesday break my heart
Thursday doesn't even start
It's Friday I'm in love
Raffy (curiosa) = Vabbe’, ma a che ora avrai finito?
Pillow (seria) = Ma io penso per le undici….
Raffy (stupita) = Se, e che cantano solo du’ ore?
Pillow (rassegnata) = Te credo, altrimenti interviene la guardia medica a somministrargli la coramina, a Robert!
Raffy (affermativa) = La morte in diretta
Pillow (lucida) = Ecco, appunto. Con ricorrenza pure ogni 4 anni!
Raffy (interrogativa) = Era un film, vero? Dico la “morte in diretta”… Con Nicholas Cage.
Pillow (distratta) = ah ah
Raffy (