venerdì, 20 novembre 2009, ore 10:20

Roma, 20 novembre,  21° centigradi.

Pausa pranzo: - giacca, + gelato.
ADORO il surriscaldamento globale.

L'ennesimo urlo di Pillow
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lunedì, 09 novembre 2009, ore 14:56

No more bricks in the wall
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venerdì, 06 novembre 2009, ore 11:06

La noia, la noia, la noia (di Lecce)

E allora? Come la mettiamo?
Dovrebbe lusingarmi il fatto che mi vieni dietro al culo copiando anzi rubando para para espressioni, addirittura post e ADDIRITTURA le foto da Flickr per il tuo template?

No.

E invece no.

Anzi.

Quindi facciamo così, e a domanda rispondi (senza farti suggerire, eh): se privatizzo il blog, ripeto SE PRIVATIZZO IL BLOG, andrai in giro cercando altri genialoidi dai cui scritti appozzare, rammaricandoti di non essere COSì COME ME?

O sarai costretta a scrivere qualcosa di tuo, e allora avremo il piacere di annoverare in rete l’ennesimo blog con i coccodrilli fluorescenti e le caramelle?

Dicci, dicci. Che siamo curiosi.

E, tanto per la cronaca, aggiornati: non porto più la ricostruzione in gel, sulle mani.

La fede sì. Proprio quella sul pollice sinistro. Sì.

Perché certe cose hanno SEMPRE un significato.

E qui si resta ansiosi di conoscere il tuo.

 

(e no, non mi hai mandato in vacca la mattinata, avendo io passato tutta l'intera notte a pomiciare forsennatamente con Giampaolo Morelli).

 

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martedì, 27 ottobre 2009, ore 09:57

27 ottobre 2004 - 27 ottobre 2009
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giovedì, 15 ottobre 2009, ore 16:25

“Sto inseguendo il sole”

Arriva trafelata al telefono come se avesse appena passato il testimone in staffetta.

Stato fisico assolutamente incompatibile con i 6 metri scarsi di corridoio che ha ora appena percorso, ma, anzi, piuttosto allarmante.

Pillow = ‘zzo stai a fa’, ma’? T’inseguono i tuareg?

Mamma Cuoreinpasto = Eh, no… scusa! Sto inseguendo il sole…

Che, come immagine post romantica, scende sublime nell’animo, scatenando un sorriso interiore di pace, rilassatezza, serenità ai limiti dello zen.

A tutti.

Tutti gli altri.

A me, che so di chi e con chi sto parlando, rimpalla docile in testa il panorama di tutti gli anni di vita trascorsi con lei: la Signora Minù che corre da un balcone all’altro, brandendo lenzuola ed asciugamani profumati, alla ricerca del raggio asciugatore…

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lunedì, 12 ottobre 2009, ore 09:29

“Ah, me dispiace… Ma io so’ io. E voi nun sète ‘n cazzo!” (cit.)


 

[già i vecchini graziosi fanno tenerezza così come sono. Quando poi ti definiscono un incrocio tra Mia Wallace, Elle Driver e Winnie the Pooh, diventano a dir poco irresistibili! Grazie, Pizzone!]


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lunedì, 28 settembre 2009, ore 10:56

“Che l’amore vi spacchi il cuore”

Che l’amore vi butti su un treno puzzolente per chilometri e chilometri, di quelli che ad arrivare ci impiegano una esistenza, ma a rientrare sono veloci come uno strappo.

Vi trascini via l’anima un entusiasmo spropositato davanti al più spontaneo dei gesti.

Possiate voi provare una commozione violenta, ancor prima di una primordiale invidia, davanti alla bellezza semplice di certe donne.

Vi soffochi l’ingordigia mentre ascoltate tutti, guardate tutti, immaginate la vita di tutti.

Che scorra dentro di voi tanto vino rosso quanto un inconsueto senso di armonia.

Vi travolga la sincera emozione di uno sconosciuto nell’abbracciarvi.

Per un intero giorno, vi muovano i passi le risate, vi riesca impossibile aggrottare la fronte,  pesassero come mani di bambini i dolori del quotidiano.

Possiate voi, insomma, ritrovarvi, prima o poi, ad un NoCamp organizzato dai tre cazzoni’s

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venerdì, 04 settembre 2009, ore 16:22

Convenevoli è…

… tutto quello che vi ostinate ad infilare tra “Piacere, mi chiamo …” e “Scusa, ma con cosa mi posso asciugare?”.

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lunedì, 20 luglio 2009, ore 11:10

Ipse dixit

Alcuni si dimostrano niente altro che lampanti, sguaiate, emerite teste di cazzo.

Talaltri, purtroppo, sono decisamente afflitti, in maniera conclamata ed irreversibile, da priapismo del cervello.

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giovedì, 16 luglio 2009, ore 09:43

Banco 35.

.

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martedì, 14 luglio 2009, ore 10:36

“Imbarazzante” is a pallido eufemismo.

Non è tanto il fatto che l’accesso alle segrete e la visita al Passetto di Castel Sant’Angelo siano consentiti esclusivamente d’estate.

C’ho fatto l’abitudine ad essere romana e nonostante tutto a godere del 60% della città per 3 mesi l’anno e del 20% nei restanti. Anche meno, se non vai allo stadio.

E’ piuttosto la definizione “un emozionante giro nei luoghi del film ‘Angeli e Demoni’”, che mi fa pulsare ignorantemente la giugulare. 

(Com'è che non riesci più a volare ?)
(Com'è che non riesci più a volare ?)

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venerdì, 10 luglio 2009, ore 16:18

"La avverto. Se farà amicizia con noi, si inimicherà gli altri."

"Me lo promette?"

11 luglio 2009.

Non ho regali, per te. E nemmeno troppi auguri.

Anzi, a pensarci bene, di augurio te ne faccio uno solo: che il tuo animo torni presto a vivere da zingaro.

Ti voglio bene. Tantissimo. 

E te lo dico in pace. Perché sono in pace.

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lunedì, 06 luglio 2009, ore 17:46

You live, you learn

(Imparare dalla natura)

Annie = Ma come fai a tollerarla, dimmi, come fai a reggere per ore i suoi assurdi farfugliamenti?

Pillow = Bah…Di solito mi isolo mentalmente, esibendo una espressione compiaciuta.

Annie = E quando comincia a sparare quegli imperativi indegni ed inutili?

Pillow = Faccio come gli opossum.

Annie =

Pillow = Mi fingo morta.

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venerdì, 19 giugno 2009, ore 12:52

"Pezzo della Madonna" (cit.)

Can’t you see that you’re smothering me
Holding too tightly afraid to lose control
Cause everything that you thought I would be
Has fallen apart right in front of you
(Caught in the undertow just caught in the undertow)

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martedì, 16 giugno 2009, ore 18:35

"Sudare per sudare"

C’è che esci di venerdì sera con la tua amica storica, scoglionata e trasandata, e finisci nella pizzeria sotto casa sua.

C’è che i tuoi sbuffi di marlboro e il tuo sguardo “non mi serve un cazzo da nessuno” attirano le fantasie adolescenziali del cameriere carinissimo ma giovanissimo.

C’è che i discorsi potenti e l’eloquio proverbiale ci mettono il resto, ed il giovanotto resta abbagliato (od ingolosito dall’effetto “due carampane” ma anche “due escort a buon mercato”, vai a capire).

C’è  che ci scappa la battuta, la proposta da parte dell’amica di rompere il cazzo, che costituisce sempre esca allettantissima, e si scarabocchiano i telefoni sulla tovaglia di carta.

C’è che invece di buttarli come da me pronosticato, il tizio dopo due ore manda un sms.

C’è che l’sms voleva contenere matrice erotico-simpatica-sciolta-ehilà, ragazze!, ma ne è risultato come una presentazione (“Ciao, sono io, il ragazzo del locale!”) condita da un impacciato tentativo di seduzione che avrebbe seccato l’apparato riproduttivo persino ad una ninfomane scappata dal carcere femminile dopo 20  (“una di queste sere potremmo [rectius: diceva potremo, anzi. "potremo". un futuro certo anziché un educato condizionale] vederci, doccia inclusa, però! Anche se sudare per sudare…”).

C’è che resti lì, tra l’impietrito e l’autocommiserazione, desiderando un ictus, un autobus, un ratto da parte di un tuareg, e qualunque altra cosa possa colpirti lì, al volo, in pieno viso, in mezzo a Vicolo della Pace.

C’è che spendi tutti i venti minuti successivi a supplicare l’amica di metterti in ginocchio e compassionevolmente spararti, così, a secco, dietro la nuca, a te, riconoscente e muta, che abbracci la giusta punizione per tutto quel pressappochismo dimostrato nei riguardi della tua vita…

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giovedì, 21 maggio 2009, ore 15:36

Ventose

Da 35 anni guido un cuore senza marce, va da 0 a 100 senza passaggi intermedi. Nonostante le ripetute lezioni di guida, io ancora adesso o non parto proprio, o faccio proprio il botto.

Da leggersi: o mi stai profondamente sul cazzo, e quindi pratico e predico la sempiterna sana arte dell’indifferenza, oppure divento un pupazzetto di gomma con le ventose a mani e piedi, di quelli che si attaccano ai finestrini delle automobili.

Attaccato, caparbio, esteso al massimo, fin quando regge il vuoto sotto le ventose.

Ci sto, nel cuore delle persone, lo so perché ne vedo le pareti, tutte intorno a me, lo so perché quando sono là dentro non sento freddo ai piedi e non mi assale quella fame bulimica che per solito mi divora. Lo so perché ricordo come ci entro.

Scalza, quasi di soppiatto. O a sfondamento, senza nemmeno una citofonata.

Ci sto, e resto attaccata con tutte le ventose in dotazione. Però succede, e succede, che per non voler uscirne, premo troppo su di esse, forse, e scivolo, verso il basso, non fuori, piuttosto verso il basso.

Io scendo, e intorno salgono le pareti. 

Premo troppo sulle ventose, può darsi. O le stesse belle, lisce, desiderabili pareti del cuore ospite,  sotto al sangue celano un tipo di vetro incompatibile.

E’ a questo scendere che non so dare soluzione o nome, un freno a mano imposto a cui non voglio dare una collocazione.

Ed è questo, che non mi fa scopa, nei pensieri, che restano pensieri e non domande, in quanto hanno le mani pastose della mia ingombrante educazione strette intorno al collo.

Ma poi, ammettiamo che riesca a estrinsecare una domanda del tipo, ammettiamo pure che ottenga una risposta, di qualunque carattere, parziale, esauriente, di cortesia… dopo?

Cambierebbe il modo in cui mi tuffo in un cuore? Il modo in cui spalanco il mio? Cambierebbe il modo in cui parto, così, da zero a cento, come proseguo, così, senza marce? Direi di no. Mi direi proprio di no. Centinaia di lezioni, e pretendo pure di atteggiarmi ad autodidatta.

Magari, dovrei smetterla di chiedere ed interrogarmi. Godermi il viaggio e basta.

Ingozzarmi con quel che passa il convento e fumarmene una.  

Tanto guido io.

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lunedì, 18 maggio 2009, ore 16:10

Interno sera

Tardo pomeriggio d’inizio estate. In un soggiorno illuminato dal crepuscolo romano, “The Miseducation of Lauryn Hill” soffoca nel sacrificato volume dieci dello stereo.

Due semi ragazze si occupano l’una dell’altra, nel semi silenzio.

La prima semi ragazza si adopera con il ferro caldo sulle extension della seconda semi ragazza, intenta a scegliere il colore dello smalto.

Semi ragazza 1 = Che pace…

Semi ragazza  2 = Davvero!

Semi ragazza 1 = Guarda, girala come ti pare, sto una pacchia, quando stiamo così! Sì, mi piace tutto quello che faccio, andare, tornare, ampliare conoscenze, moltiplicare le esperienze, ma quando sto così, mi riconosco in pieno…

Semi ragazza 2 = (sorride) Grazie. Anche per me è così…

Semi ragazza 1 = E’ come quando fai una vacanza a 5 stelle… stai bene, stai benissimo, è il posto più bello ed hai la stanza migliore… Ma come caghi sulla tazza di casa tua, non caghi altrove…

Semi  ragazza 2 = Tu hai proprio deciso di commuovermi, stasera…

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mercoledì, 13 maggio 2009, ore 16:20

“Grazie a Lei, Signora! Ci vediamo presto!”

Spero tu non ti sia offesa, quando mi ha beccata, uscendo, in apotropaica, vigorosa attività.

Lo spero proprio, perché non ho nulla contro la tua gentilezza ed affabilità.

E' per come mi sento oggi, che mi arriva come se me lo avesse augurato un imbalsamatore.

Ed io, notoriamente, non vado d'accordo, con gli imbalsamatori.

T'è chiaro, signorina farmacista?!

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venerdì, 08 maggio 2009, ore 17:03

La stagione del tuo amore
non è più la primavera
ma nei giorni del tuo autunno
hai la dolcezza della sera
se un mattino fra i capelli
troverai un po' di neve
nel giardino del tuo amore
verrò a raccogliere il bucaneve

 

Quante parole grandi, belle, serie ed importanti riesci a dire sincera e convinta, con il cuore e la bocca spalancati, a qualcuno che conosce solo i primi due o tre strati di te?

E quante ne eviti a chi ti ha guardato nel cassetto dell’intimo per circa un trentennio?

In entrambi i casi la risposta è: tante. Molte. Quasi tutte quelle che sai dire.

E' pur vero che ne ho sempre di meno, da qualche anno a questa parte, e, abile mimo del mio stato d’animo, mi sono crogiolata nell’alibi del tacere per non urlartele, queste parole.

Ho accettato, e sto ancora tentando di farlo, quella parte di me che ti ha sempre fatto soffrire, e stavolta non per compiacerti; ho corretto dove ritenevo fosse opportuno, nella maniera che ho ritenuto opportuna; sto impastando una crescita che ti ha vista e continua a vederti voltata di spalle, però ti ho ringraziato in cuor mio molto spesso per quello che la tua soffocata dolcezza mi ha tatuato dentro.

A proposito, io ce l’ho, un tatuaggio. Ne vado fiera, me ne innamoro ogni mattina, ma a te apparirebbe come l’ennesima sconfitta, quindi te lo confesso qui, dove so che non puoi arrivare.

Mi ricordo sempre di non sbattere le porte, dico grazie, buongiorno e per favore, alle persone, e mi imbarazzo quando scopro di aver poggiato i gomiti sul tavolo.

Bestemmio sempre, tanto, a voce alta, come uno scaricatore di porto, purtroppo, anzi, forse un po’ di più, non dovendo ora lottare contro la tua smorfia contrita, e tengo ancora nell’armadio quei jeans strappati, causa di centoeuna discussioni.

Alla fin fine, non sono la tua carbon copy, e grazie a Dio, aggiungerei.

Non in tutto, almeno, ok, ma non sono venuta su tanto malaccio ugualmente, fidati.

Sono poco donna, o poco donna nel senso classico che intendi tu, non sono la “perla” che tanto desideravi, ma mi piaccio, sai, e sopravvivo, anzi, vivo proprio, ed a sprazzi raggiungo addirittura punte di spensieratezza.

Tra i pacchetti che ti farò scartare domenica ho messo pure quell’anacronistica colonia che ti piace tanto, quella con la boccetta bellissima e la fragranza che ricorda il mare, e ce ne sono altri due, eh, da aprire: uno grande ed uno più piccolo.

E poi quest’anno c'è per te anche un biglietto da leggere.

Niente di esagerato o lungo, che tanto alla mia calligrafia non ti sei mai abituata. Solo una puntina di convenienza, sfruttando l'occasione, ecco. O chiamiamola codardia, meglio, che è più adatto.

Perché di tutte quella parole che non riesco a gridarti in faccia, mai, per nessuna ragione, ce ne sono certe che mi fanno proprio impazzire, proprio avvelenare, proprio incazzare, quando mi rendo conto che sono già fuori da casa tua, e loro stanno venendo via, con me, qui, intrappolate nell'ascensore della mia gola…

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giovedì, 07 maggio 2009, ore 09:58

Facciamo che facciamo silenzio…

It's bitter baby
and it's very sweet
I'm on a rollercoaster
But I'm on my feet
Take me to to the river
Let me on your shore
I'll be coming back baby
I'll be coming back for more

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martedì, 05 maggio 2009, ore 13:01

Si accettano suggerimenti

Biglietto da lasciare sul parabrezza – opzione  n.1

Gentile Signore/a, ha nuovamente bloccato l’uscita alle moto parcheggiate. Era stato/a invitato/a pochi giorni or sono a lasciare sul cruscotto perlomeno un recapito telefonico, al fine di avvertirla in caso di intralcio.

Ciò non è avvenuto. Portiamo quindi alla Sua (poca) attenzione che siamo persone che lavorano tanto quanto Lei, Signore/a, ed il nostro tempo ha valore pari il Suo.

Dovessimo riscontrare nuovamente l’incresciosa mancanza di rispetto, saremo meno tolleranti e chiameremo il carro attrezzi.

Biglietto da lasciare sul parabrezza – opzione n.2

Incivile che non sei altro, potresti almeno lasciare mezzo metro tra il tuo sportello e i musi delle moto, per farci uscire??!

Comunque grazie, per aver valutato il mio mezzo come la navicella di Actarus.

Proverò ad uscire in verticale.

Me lo vieni a fare l’applauso?

Biglietto da lasciare sul parabrezza – opzione n.3

Borioso Sottoprodotto Umano, non ci sarà un domani, per tutte e 4 le tue ruote, se ti riazzardi a farmi tardare al mio corso di “esplosivo al plastico”. Grazie.

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lunedì, 04 maggio 2009, ore 19:01

How to survive

Ai traumi dei lunedì post ponte lungo, al lavoro fatto con i piedi, all’altrui dabbenaggine, alla cefalea.

Quando la musica intorno non ti piace, tu alza il volume di te stesso.

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giovedì, 30 aprile 2009, ore 11:54

May I have the bill, please?

Lei = Porca puttana impestata!!

Io = Bada che c'ho dieci euro appresso. E’ una legnata?!

Lei = …‘rcatroia se lo è…

Io = Allora tiro fòri il passamontagna…

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lunedì, 20 aprile 2009, ore 12:30

Ho perso la fede.

Politica.

Calcistica.

Religiosa.

Da pollice…

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venerdì, 17 aprile 2009, ore 10:06

In Luck We Trust

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venerdì, 10 aprile 2009, ore 11:35

Vorrei farti un regalo…

…cagarti copiosamente in faccia e dirti: "Non ti sei inventato niente, T. Ferro dei miei stivali!”

10 Settembre 2003

“In questa notte vorrei cullarti dentro di me,

dolcemente sfiorarti la pelle con l'anima

silenziosamente gridarti TI AMO,

vorrei uno spicchio di Luna

scolpirlo con i tuoi lineamenti

riappenderlo nel cielo

per poterti vedere ogni notte

che sei lontana da me....

la mia anima per te Anima mia!!!

Semplicemente.........”

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lunedì, 06 aprile 2009, ore 11:10

3.33

E svegliarsi – come da mesi a questa parte, sempre a quell’ora – stavolta giusto quel minuto prima, sufficiente a prendersi bene in faccia lo spavento più colossale da quando rivivi sola.

Che lo scricchiolio del legno, di notte, può passare inosservato.

Ma lo stridere della ringhiera del giardino, quel suono cupo ed eccessivamente prolungato di enorme arpa arrugginita, no.

E nemmeno il tuo nuovo inquietante acquisto – la “donna morta”, cioè il poggia abiti in metallo, a forma di mannequin anni 50 – dovrebbe cigolare così tanto a lungo, da solo.

Il letto ad un palmo più in là, sobbalzando.

E pesa, il mio letto, eh, pesa parecchio.

Le tapparelle che vibrano, senza tuono.

Un paio di tonfi da oggetti in un fu equilibrio precario.

E poi lei, inequivocabile, odiatissima. La nausea.

Avrei dovuto alzarmi, appena capito ciò che stava accadendo.

Avrei dovuto “infilate le ciabatte ed esci pe’ strada”, come mi si suggeriva dall’altra parte del telefono, mentre piagnucolavo “hai sentito? hai sentito?”.

Invece no. Sono rimasta lì, lacrimante e spaventata come una vecchietta, a finire il giro di telefonate per sincerarmi che tutti gli affetti fossero tranquilli più di me.

Sveglia, inquieta, a rigirarmi e a frullarmi quel briciolo di dignità personale in pensieri drammatici e scuri come le tre del mattino.

Pensieri enfatizzati dall’anomalia, pensieri sul vuoto del garage sotto al mio pavimento, che ha fatto rimbombare la scossa fino a farmene sentire avvolta, pensieri sulle malattie che si portano via le persone ma contro le quali puoi provare a fare bracciodiferro, o, perlomeno, guardarle in faccia, o anche dirti “me la sono andata a cercare”,  invece ad un palazzo di 6 piani che ti crolla di testa non puoi dire proprio un bel niente, e se fosse successo, avrei speso gran parte dell’eternità che mi spetta, in un posto “dopo” di questo, a chiedermi “mbe’? 35 anni di bucio di culo per poi finire frantumata dalla vasca da bagno della signora di sopra? perché? tanto valeva lasciar direttamente spazio ad uno che avrebbe poi vinto il nobel per aver scoperto come non far mai più puzzare le ascelle o la ricetta della nutella a zero calorie!”.

Pensieri su come avevo speso quell’ultimo giorno in terra, sul fatto che stiravo le cuoia da sola, e non avevo fatto pace con tanta gente e non avevo ricevuto un ultimo bacio, sul “con chi è che ho fatto l’amore per l’ultima volta?”, e se mi era piaciuto tanto o meno, pensieri sui miei amici, sulle persone che avrei lasciato nella disperazione per i prossimi 50 anni, modificando la forma del loro carattere con l’ondata di dolore sollevata dalla mia dipartita, e sulle persone che avrebbero detto solamente “Ma dai?! Uh, poverina!”.

Pensieri grossi, bui, esagerati, che il sisma ha scrostato dagli angolini polverosi della coscienza solitamente troppo indaffarata a tirare avanti per trovare il tempo da perdere in elucubrazioni macabre sulle casualità della vita.

Pensieri che non hanno preso pace nemmeno nella mezz’ora di sonno rubata prima del suono della sveglia, visto che ho sognato di scrivere email di addio a chiunque, pure a chi avevo stabilito mi avrebbe tenuto la mano, l’ultimo giorno della mia vita.

Poi mi sono alzata sul serio, ho acceso la tv e ho visto, ho verificato che il peggio è stato altrove, poco lontano da me, dal mio comodino tirato due spanne più in giù del solito, e c’erano state persone che tutti quei pensieri pastosi e strani non avevano avuto il tempo di farli veramente.

Ma ancora sto qui, che non mi sono ripresa, che ho dovuto buttarlo in un post, quel marasma di strizza e forse di stronzate che mi ha aggredito stanotte, piuttosto che riprendermi con cose buone ed elucubrazioni positive, su pensieri belli, tipo che sono diventata zia, quattro giorni fa, di un fagotto spettacolare,  fonte di ispirazione per tutte le qualità che mi sono rimaste.

Ma la gioia, quella puoi contenerla, o riassumerla in un sorriso beato e duraturo.

Almeno per quel che mi riguarda.

La paura, purtroppo, no.

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giovedì, 02 aprile 2009, ore 18:25

Boicottare Facebook e vivere sereni la propria quotidianità.

Pillow giura a sé stessa e ai vicini di scrivania che rivedrà l’immissione di “carciofi scureggioni” nella sua dieta.

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mercoledì, 18 marzo 2009, ore 12:15

Non è un paese per residenti

Anche se c’è chi sostiene che la crisi è passeggera e, ad ogni modo, si può affrontare…

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martedì, 03 marzo 2009, ore 10:03

“Non esistono donne brutte. Esistono donne pigre”

Dita Von Teese

La qual cosa, Dita cara, per talune equivale alla medesima condanna, sai…

 

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